Poker e USA: ci sono in ballo 41 miliardi di dollari
Come abbiamo detto più volte, una magra consolazione per noi italiani appassionati di THE, è che non siamo gli unici a vivere una situazione poco chiara, ma ci sono altre nazioni che hanno posto un “proibizionismo” più o meno rigido sul poker live, ma sopratutto online.
Una di queste è proprio la patria di questo gioco. Si perché negli USA non c’è una legislazione univoca che liberalizzi e regolamenti il gioco del poker sul territorio nazionale.
Ma siamo ormai nella situazione in cui per chiedere un passo del genere bisogna fare degli studi e delle ricerche che affermino la convenienza economica per lo stato, in modo da spronarlo a muoversi verso una liberalizzazione.
L’ultimo studio in questo senso è stato presentato in settimana da un gruppo di deputati repubblicani, al Congresso di Stato. Secondo questa ricerca, in un arco temporale decennale, la legalizzazione (o meglio regolarizzazione) del poker frutterebbe alle casse statale un guadagno di 41 miliardi.
Uno dei più forti sostenitori di questa tesi è il deputato Jim McDermott (curiosamente ha lo stesso cognome del protagonista di un gran film sul poker, come The Rounders) che appoggia il senatore Barney Frank nella lotta contro l’UIGEA.
Allora ci si chiede perché cercare di guadagnare soldi, che servono, istituendo nuove tasse che vengono malviste dai cittadini, quando si potrebbero ricevere quei soldi senza essere additati come dei perseguitori del cittadino?
Facendo un quadro generale della situazione si nota come il poker non abbia una regolamentazione e una normativizzazione precisa in quasi nessuna nazione al mondo. Tant’è che il “modello italiano”, in questo campo sembra all’avanguardia, essendo uno dei primi paesi che si è posto come obbiettivo quello di regolamentare seriamente il poker.
Mattia Sparagna
0 commenti