Novità sulla vicenda in cui è implicato il Casinò di Lugano
Rircorderete un articolo, di qualche giorno fa, riguardante una truffa ai danni di alcuni clienti del Casinò di Lugano. La vicenda ha creato uno scompiglio generale e ha fatto subito il giro nell’ambiente, sopratutto perché la casa da gioco ticinese, non ha mai avuto una gran fortuna, anzi è stata spesso la protagonista di storie torbide.
Ora una nuova puntata si aggiunge a questa storia, sembra infatti che si tratti di una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni del Casinò e degli ignari giocatori, che vedrebbe al momento coinvolti sei dipendenti del casinò (3 addetti ai monitor di sorveglianza, 2 floorman e 1 ispettore dei tavoli da gioco). L’inchiesta, partita grazie a delle denunce fatte successivamente a delle “strane vincite” (fatte con carte contraffatte) è affidata al procuratore Moreno Capella.
Viene ovviamente da chiedersi come sia stato possibile tutto questo e la risposta sembra più facile e ovvia del previsto. I malfattori non potevano truccare mazzi di carte qualunque, visto che tutti i Casinò hanno dei mazzi personalizzati e custoditi in appositi caveau (quelli del Casinò di Lugano, in materiale plastico PVC 100%, erano forniti dalla ditta spagnola Heraclio Fournier), allora in primis hanno dovuto rubare dei mazzi dalla “cassaforte” per poi truccarli a dovere.
Le carte sono state poi sottoposte ad un meccanismo di contraffazione sofisticato che le rendeva identificabili (si pensa ad inchiostri invisibili ad occhio nudo ma rilevabili mediante l’uso di speciali occhiali o lenti a contatto) e da qui è scaturita la truffa che verosimilmente è stata messa in atto ai tavoli di punto banco e/o blackjack.
La questione comunque non sembra che finisca in un buco dell’acqua, sembra che gli inquirenti abbiano tutta la volontà per smascherare i colpevoli (e non si sa se ce ne siano altri che hanno agito su altri tavoli), anche perché si è arrivati ad un’indagine così profonda solo dopo un eccessivo cambiamento delle statistiche ai tavoli, dovuto sopratutto al fatto che i dipendenti disonesti non hanno saputo controllarsi e giorno dopo giorno hanno aumentato la mole di gioco “barato” per guadagnare sempre di più, fino però ad arrivare ad un punto di non ritorno.
Mattia Sparagna
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