Doyle Brunson: “dove sono finiti i giovani fenomeni?”
E’ un Doyle Brunson schietto e sincero come al solito quello che interviene sul suo blog personale per commentare gli ultimi avvenimenti nel circuito mondiale del poker. Innanzitutto si sofferma sulla vittoria di Kevin MacPhee a Berlino, rivelando di aver ricevuto un messaggio personale dall’ottimo Wu_Wizard e facendogli grandi complimenti per questa grande vittoria (ovviamente non può mancare il suo commento all’incredibile vicenda della rapina al Casinò, un vero trauma per i giocatori).
Poi però Doyle ci rivela tutto il suo dispiacere per aver dovuto rinunciare alla tappa del WPT di San Josè, uno dei suoi tornei preferiti, a causa del timore di non riuscire a giocare per così tante ore di seguito e di non essere ancora in grado di riuscire a sostenere simili ritmi.
Infine, ed è questo lo spunto più interessante del suo intervento, nel fare i complimenti ad Annie Duke per la vittoria del torneo e ad Erik Seidel (uno dei giocatori che stima di più), il vecchio leone non rinuncia a togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Infatti, nel merito della vecchia querelle fra players di nuova generazione e quelli “old school”, Doyle sottolinea come, per l’ennesima volta, la presunta superiorità dei giovani fenomeni trovi ben pochi riscontri nella realtà dei fatti. “E’ vero che io alla gara della NBC ero il più anziano ai quarti di finale ma…il più giovane aveva oltre quarant’anni!”. Insomma, dove sono le giovani superstar?
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