Brambilla: Casinò nei grandi alberghi italiani

Attualmente le norme (comunque ancora poche e poco chiare) permettono l’organizzazione degli eventi live di poker sul territorio nazionale solo ai Casinò. Il fatto che i Casinò su tutta la penisola siano solo 4 (Campione d’Italia; San Remo; Saint Vincent e Venezia) e pochi altri sono in fase di progettazione (come quello di Taormina), significa ridurre drasticamente e soffocare il movimento pokeristico italiano.
Per evitare questo si stanno cercando e vagliando diverse vie, l’ultima in ordine di tempo è la proposta del Ministro del Turismo (Michela Brambilla). Il decreto dettato dalla Brambilla mira a rilanciare la competitività del movimento turistico del nostro paese incentivando la riqualificazione alberghiera, riqualificando una parte del movimento e rendendolo simile ad altri Stati europei in cui certe misure sono già presenti al fine di contrastare il gioco d’azzardo e non autorizzato.
In poche parole la proposta prevede l’apertura di sole da gioco (che possano ospitare e organizzare eventi live di poker sportivo) nei più grandi alberghi italiani. I numero non sono per niente modesti (oltre 200 alberghi che potrebbe ospitare queste sale da gioco).
Ma gli interrogativi sono molteplici (il problema di infiltrazioni malavitose all’interno di queste sale). Gli interlocutori sono moltissimi; si va dalle federazioni di poker, alla Federalberghi, dalla FIPE alla Federgioco fino ai questori.
Proprio la Federgioco, per niente soddisfatta dell’operato e dell’azione governativa, in un comunicato di qualche ora fa dichiara :”Gli organismi di Federgioco, fanno sapere, apprendono, da un articolo apparso stamane su “Il Sole 24 ore”, dell’imminente approvazione di un decreto legge, che prevede l’apertura di case da gioco all’interno di strutture alberghiere almeno a cinque stelle.
Federgioco ritiene di dover stigmatizzare il metodo con il quale si vuole giungere all’adozione di un simile provvedimento,contestando il ricorso ad uno strumento, quale il decreto legge, connotato da ben altri requisiti di necessità e urgenza rispetto alla materia qui trattata, posto che le fattispecie penali di cui agli artt. 718 e ss., che vietano l’esercizio del gioco d’azzardo, rispondono all’interesse della collettività a vedere tutelati la sicurezza e l”ordine pubblico, in presenza di un fenomeno che si presta a fornire l’habitat ad attività criminali.”
Le dichiarazioni di Federgioco non sono per niente “tenere” e addirittura continuano affermando che una decisione del genere non poteva essere presa senza prima interpellare i 4 Casinò italiani e la Federazione che li rappresenta e in più :”Federgioco sottolinea, inoltre, come un provvedimento di tale impatto coinvolga, anche a livello ministeriale, referenti diversi, quali il Ministero degli Interni e il Ministero dell’Economia, da sempre vigili e cauti su tale materia e sul possibile proliferare incontrollato del gioco d’azzardo sul territorio italiano, all di fuori di un rigido sistema di controlli, quale quello imposto alle quattro case da gioco esistenti.”
In ultima analisi Federgioco chiede al Ministro di soprassedere alla via intrapresa e da piena disponibilità per qualsiasi dialogo, nell’interesse di tutti.
A oggi come sempre siamo sempre nel campo delle idee, valutazioni, progetti e proposte, ma in concreto ancora non si è fatto nulla. E anche se di strade se ne stanno solcando molte, non si sa ancora quale sia quella che verrà percorsa. Speriamo solo che la scelta sia giusta, ponderata, ma non lentissima come nello stile burocratico italiano.
Mattia Sparagna
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