Anche in Trentino il Texas Hold’em diventa vietato
Dopo la lunga serie di circoli chiusi, dovuta alle varie disposizioni statali che vietavano l’organizzazione di tornei di Texas Hold’Em sportivo, anche il Trentino Alto Adige, ultima regione che si era dotata di un regolamento autonomo (in tempi non sospetti), è costretto a chiudere tutti i bar e le associazioni di questo genere.
A essere interessate, come riportava qualche giorno fa l’Ansa, sono state sopratutto quattro realtà ’ specifiche, a Trento, Riva del Garda, Arco e Predazzo, a cui la Provincia ha dovuto revocare le licenze.
Ora però la situazione sembra ancora più ingarbugliata perché dopo la chiusura dei locali anche in Trentino, sembra paradossale la controtendenza (a livello nazionale) di alcuni circoli che stanno provando a riaprire, anche e sopratutto “ringalluzziti” dalle ultimissime decisioni dei TAR.
Dopo questa decisione improvvisa si sono fatti sentire alcuni dei proprietari dei locali, tra questi Tullio Covi (del club Texas Hold’em Trento) il quale ha rilasciato importanti dichiarazioni a gioconews.it “Da quando era stata pubblicata ufficialmente la legge comunitaria 2009, la polizia amministrativa di Trento aveva messo in stand by la nostra licenza per il poker Texas Hold’em. Tuttavia avevamo continuato a giocare perchè nessuno ci aveva espressamente vietato di farlo, anche se prima o poi sapevamo che qualcosa sarebbe cambiato.” Probabilmente però, anche se c’era al convinzione che prima o poi sarebbe successo qualcosa, quello che è accaduto qualche giorno fa è stato davvero inaspettato per Covi “A ciel sereno, è arrivata la revoca della licenza che equipara la nostra zona a tutto il resto d’Italia”.
Covi ha dichiarato che, anche se i partecipanti ai tornei settimanali non erano pochi (si parla di un’ottantina ad evento, per tre tornei a settimana), non ha alcuna intenzione di adire contro le disposizioni statali e si rimetterà alle decisioni dei Monopoli. Certo, si auspica che il regolamento venga ratificato il prima possibile “Speriamo che lo Stato si renda conto dell’importanza di una legge che, se tarda, spinge il settore verso le bische clandestine“.
Mattia Sparagna
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